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Edificio sacro del ‘500. Fu
edificata sul preesistente edificio della Curia, che dava
sulla spianata del castello, accanto alla via pubblica. Ad
essa fu aggiunta l’abside, costruita su una parte dello spazio
antistante l’entrata del castello. Questa trasformazione
dovette avvenire verso il 1586, per volontà di Carlo
Ravaschieri dopo la morte del padre Torino. Infatti Carlo
volle che la Chiesa fosse vicina al castello. Carlo
Ravaschieri morì giovanissimo, nel novembre del 1603, e fu
sepolto sotto il pavimento , all’ingresso del presbiterio
della Chiesa. La sorella Maria vi fece apporre a ricordo una
lapide di marmo bianco. Sotto il pavimento della Chiesa
venivano seppelliti i morti, in 46-48 fosse scavate nella
roccia ad una profondità di 4 metri circa. Presso la cappella
laterale della chiesa sorgeva la Confraternita del sacramento
, già esistente nel 1620. Essa ogni anno dava la dote di 40
ducati ad una fanciulla povera ed onesta. La confraternita,
amministrata da confratelli laici, aveva un procuratore che
esigeva le rendite ed un mastro che vigilava sulle spese. Nel
1759 il sindaco ed i cittadini fecero richiesta al vescovo di
fondare nella Chiesa alcune Cappellerie Ecclesiastiche
perpetue ed ottennero di avere cappelle private le nobili
famiglie dei Cuvelli e degli Osséo in cambio della rinunzia
fatta ai loro patronati. Nella Chiesa c’erano altre due
cappelle: quella del Rosario, della famiglia Gagliardi (1616);
quella di S.Giacomo, delle famiglie Arlia e Barone (1767). Nel
1761 e negli anni seguenti la Chiesa Madre fu restaurata ed
impreziosita di decorazioni a stucco da artisti locali, i
fratelli Gesummaria. Il portale in tufo a sesto acuto
risalente alla fine del ‘500, presenta lateralmente due motivi
ornamentali a tre gambe. L’altare maggiore e quello laterale
del Sacramento sono stati fatti eseguire da Bonaventura
Barone, nel 1856, per devozione, come è scritto sul basamento
della balaustra dell’altare maggiore dotato di un cancello con
lo stemma della famiglia.
L’altare maggiore è sormontato da
un dipinto ad olio su tela del pittore Francesco Basile, del
1794-1795, raffigurante l’Assunzione di Maria Vergine in
cielo, e l’altare della cappella laterale del Sacramento da un
dipinto ad olio su tela del pittore Nicola Domenico Menzele di
Trani , del 1777, raffigurante l’Ultima Cena.
Le acquasantiere, a forma di
conchiglia sono di marmo verde di Belmonte.
Sul pulpito sinistro è
riprodotto ad olio su legno, un antico stemma di Belmonte: una
palma tra due torri su tre colli, fatto restaurare nell’anno
1737 dal sindaco Daniele Bossio.
Sul lato destro della navata
centrale, guardando dal presbiterio, uno degli altari del
colonnato è sormontato dallo stemma della famiglia Osséo. La
torre campanaria , in seguito al terremoto del 1905, fu
abbassata e restò priva dell’antico orologio di cui era
dotata. Sulla volta della navata centrale tre dipinti del 1950
del pittore Saverio Presta raffigurano: S.Bonaventura che
benedice Belmonte; Pio XII benedicente i cinque continenti; S.
Francesco di Paola che guarisce Giacomo di Tarsia, III barone
di Belmonte. |