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La letteratura popolare: proverbi , motti e aforismi.

 

La produzione linguistico dialettale, che si nutre di motti , aforismi e frasi in cui è evidente un moralistico doppio senso, rappresenta il corpus più colorito della tradizione di un paese. Belmonte raccoglie parte della sua saggezza popolare nel presente compendio che, per comodità, è proposto in ordine alfabetico. Essendo  alieno da qualsiasi pretesa, esso vuole essere un semplice e modesto contributo alla sua valorizzazione e ad una tradizione orale  quasi scomparsa da cui si può sempre estrapolare il più efficace insegnamento.

 

‘A gatta pressarola ha fattu i figli cecati; 

La gatta frettolosa ha partorito dei gattini ciechi.

Non bisogna mai aver fretta , ma fare tutto secondo il tempo necessario.

‘A lingua vatte addue ‘u dente dole; 

La lingua si adagia sul dente che duole.

Indica la testardaggine delle persone nel fare determinate cose o nel  mantenere determinati comportamenti. 

Alla squajjiata da’ niva tutti i strunzi paranu;

 A neve sciolta appaiono tutte le minuzie che vi si celavano.

Le cose fatte con superficialità alla lunga rivelano i difetti.

Alla faccia tua;

 Alla tua faccia.

A tuo dispetto. 

Allongare ‘u cuallu;

 Allungare il collo.

Molto spesso si usa quando, in una discussione, si alza la voce a difesa delle proprie ragioni, spesso arrogantemente.

Allongare ‘u vrùadu;

 Allungare il brodo.

In senso figurativo si riferisce a colui che allunga il discorso.

Amicu cu’ tutti e fedele cu’ nessunu;

 Amico con tutti e fedele con nessuno.

L’ uomo deve essere furbo e saper praticare amicizia con tutti, ma se vuole mantenere la propria libertà d’azione, non deve essere  fedele a nessuno.

A mani junte;

 A mani vuote.

La  “junta” ( lat. Jungère) è il vuoto compreso tra i palmi delle mani.

‘A mejjia parola è chilla che un se dice;

 La miglior parola è quella che non si dice.

E’ assai apprezzabile chi parla poco.

Ammaccare i dìanti;

 Patire il freddo.

Dal freddo si battono i denti.

Amaru china more;

Dolore per chi muore.

Chi ha la peggio è sempre colui che muore. I restanti, finito il periodo di lutto, si consoleranno.

Amaru  china  sta speranza all’atri;

E’ illuso chi spera negl’altri.

E’ da compiangere colui che confida nell’aiuto degl’altri.

Ancora ci fete la vucca du’ latte;

Ancora gli puzza la bocca di latte.

Il motto ammonisce una persona che non è matura.

A ùacchiu e cruce;

Ad occhio e croce.

Misurare, stimare in modo approssimativo.

A quannu a quannu;

Appena appena.

A stento , a fatica.

Arrassu sia;

Stia al posto suo.

E’ un intercalare frequente che indica l’augurio che alcune disgrazie non accadano mai.

‘A troppa cumpidènza è patruna da’ male criànza;

La troppa confidenza è padrona dell’ indecenza.

Il troppo storpia. Prendersi troppa libertà è solo da screanzati.

Attaccare  buttunu;

Attaccare bottone.

Intrattenere qualcuno in un discorso noioso e pedante.

Attacca u ciucciu adduvu vo lu patrunu;

Attacca l’asino dove il padrone ritiene opportuno.

Non si ottiene nessun profitto trasgredendo alle regole che il capo impone; la miglior cosa è fare proprio come dice lui, anche se sbaglia. Sarà, infatti, lui il responsabile degli eventuali errori che potrai commettere.

A tutte cose c’è rimediu, menu alla morte;

A tutte le cose c’è rimedio, meno alla morte.

A tutto si pone riparo meno che alla morte.

‘A vecchiaia è ‘na carogna;

La vecchiaia è brutta da sopportarsi.

Avire ‘a nasca tisa;

Avere il naso verso su.

In senso figurativo indica orgoglio,  presunzione . Si è convinti della propria superiorità.

Avire ‘a luna storta;

Avere la luna  di traverso.

Essere arrabbiato,  perché  le cose non vanno del verso giusto.

Avire ‘a testa supra i spalli;

Avere la testa sulle spalle.

Essere  ragionevole, poco incline alla rabbia. Di persona calma, assennata.

Avire i mani grupate;

Avere le mani bucate.

Essere spendaccione, non risparmiatore.

Avire i mani ‘nta pasta;

Avere le mani in pasta.

Essere poco scaltro, persona lenta , che non sa disbrigare le faccende e non sa uscire dalle situazioni incresciose.

Avire i piedi ‘e papare;

Avere i piedi di papera.

Camminare con la punta dei piedi in fuori imitando l’andatura che è propria delle papere.

Avire l’argentu vivo;

Avere (addosso) il mercurio.

Caratteristica appartenente a persona vivace, irrequieta.

Avire i sette bellizze;

Avere le sette bellezze.

Essere bello in sommo grado.

Avire l’artìatica;

Avere irrequietezza.

Come “avire l’argentu vivu”  è solito riferirla ai ragazzi che non stanno mai fermi.

Avire ‘na cosa supra ‘a punta d’a lingua;

Avere una cosa sulla punta della lingua.

Dimenticarsi di una cosa appena pensata, difficoltà a pronunciarla per via della mancanza di memoria.

Avire nu vrazzu luagu e n’atru curciu;

Avere un braccio lungo e l’altro corto.

In senso figurativo indica una persona  che riceve volentieri ma dona molto poco.

Avire sette spiriti cumu i gatti;

Avere sette spiriti come i gatti.

Avere una grande vitalità, riuscire a cavarsela nelle situazioni più estreme.

Avire  nu coru tuastu;

Avere un cuore duro, non avere pietà.

Avire nu diavulu ‘ncuarpu;

Avere il diavolo in corpo.

Chi ha molta vivacità e  chi usa furbizia.

‘A vucca è na’ ricchizza;

La bocca è una ricchezza.

Figurativo: con la bocca si possono dire molte cose, nel concreto risulta difficile realizzare  tutto ciò che  si dice.

Azare ‘a mangiatura;

Alzare la mangiatoia.

Detto popolare che invita una persona a mangiare poco.

Un tempo, si alzava la mangiatoia per evitare che gli animali potessero mangiare più del dovuto.

Botta ‘e sangu;

Colpo di sangue.

Usata come intercalare, esprime meraviglia, stupore di fronte ad una cosa che non si pensava accadesse. E’ espressa,  come malaugurio, a chi fa del male o fa dispetti.

Botta ‘e chiummu;

Colpo di piombo.

Esprime lo stesso significato di “botta ‘e sangu”.

Cacciare ‘a capu fora du saccu;

Tirar fuori la testa dal sacco.

La metafora è da collegare forse al fatto che al cavallo, durante le soste, era consuetudine legargli al muso il sacco contenente la biada. Tirar fuori la testa dal sacco significa scantonare un comportamento non usuale.

Cadìre ‘mbascia fortuna;

Cadere in bassa fortuna.

Diventare povero, cadere in disgrazia dopo un vissuto da benestante.

Ca mò vìagnu!

Che ora vengo.

Frase intimidatoria o scherzosa, riferita per lo più ai ragazzi.

Campa , cavallu miu, ca l’erva crisce;

Campa, cavallo mio, che l’erba si farà alta.

Prima che l’erba si faccia alta, il cavallo potrebbe morire di fare: l’attesa è inutile.

Quando dobbiamo attendere eventi lontani nel tempo, ci scoraggiamo facilmente pensando all’attesa che ci aspetta e che potrà essere anche vana.

Canu c’assai abbaie, pocu muzziche;

Cane che abbaia molto, morde poco.

L’uomo che è solito gridare, farà sempre poco male o sarà inconcludente.

E’ infatti, molto più pericoloso colui che tace rispetto a chi  parla , perché compie i fatti.

Canu ‘e mandria;

Cane da pastore.

Si usa così riferirsi alle persone che  sembrano essere dei leoni ma, in realtà non si dimostrano che agnelli. Il cane da pastore veniva allevato  come guardiano di pecore, ma non  era capace di fare molto di più che abbaiare, per cui è ritenuto un animale di poco pregio.

Cangiare  culure;

Cambiare colore.

Si dice per chi impallidisce o arrossisce  per soggezione o rispetto, timoroso nei confronti di persona autorevole o per ritegno dettato da discrezione o timidezza.

 

Cca ssutta  ‘un ci chiove;

Qui ( sotto il palmo della mano) non ci piove.

Colui che ha subìto uno sgarbo non dimentica l’offesa ma  se ne ricorda nei tempi più propizi.

 

Cchiù  scuru d’ a menzannotta nun po’ venì;

Più buio della mezzanotte non può capitare.

Non può capitare una disgrazia più grande di quella accaduta; infatti non ci può essere  buio più profondo che si ha a mezzanotte quando non c’è luna  e stelle.

Si dice quando ci si trova in  una situazione  sconveniente. “ Più inguaiato di così ”.

 

Chillu c’ un vu’ ppe tia, un  fa   a l’atri;

Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te.

 

China ‘a vò cotta e  china ‘a vò cruda;

Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda.

Essere incontentabili.

 

China bella vo’ parì gran dulure edde patì;

Chi bella vuole apparire, deve patire dolore.

Se si vuole apparire bella ad ogni costo si deve pur sopportare delle pene.

 

China di speranza  campe disperatu more;

Chi vive di speranza muore disperato.

Chi campa di speranza  è destinato a finire nella più nera disperazione.

 

China disprezze, cumpre;

Chi disprezza, compra.

 

China lasse ‘a strata vecchia pe’ la nova, sa  chillu che lasse ma ‘un sa chillu ca trove;

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che lascia ma non sa quello che trova.

Bisogna accontentarsi di quello che si ha,  i cambiamenti sono delle incognite.

 

China nasce tunnu  ‘un po morì quatratu;

Chi nasce rotondo non può morire quadrato.

Non si può modificare il destino di una persona o l’ aspetto caratteriale.

 

China prima nun penze pù  dopu suspìre;

Chi prima non pensa poi dopo sospira.

Chi non è prudente, si pentirà amaramente. E, non trovando alcuna consolazione, sospira.

 

China se dispiace da’ carne ‘e l’atri, ‘a  sua  s’a  mangianu  i  cani;

Chi ha dispiacere per gli altri, alla sua pena ci penseranno i cani.

Chi prova dispiacere o pena per gli altri, deve invece provvedere a se stesso e non curarsene perché nessuno ne sentirà per lui. Vale come: “ Fari beni è delittu ”.

 

China semine vìantu, ricoglie tempesta;

Chi semina vento, raccoglie tempesta.

Si raccoglierà quanto si sarà seminato.

 

China tantu e china  ‘e nente;

Chi ha tanto e chi non ha niente.

E’ un monito all’esigenza di una giustizia sociale che elimina le sperequazioni.

 

China tardi arrive mal’ alloggie;

Chi tardi  arriva , alloggia male.

Il ritardatario deve accontentarsi di ciò che troverà.

 

China  tene, cchiù vo’;

Chi più ha, più vuole.

Persona incontentabile, non essere mai soddisfatti di quello che si ha.

 

Chi te vò piglià nu ‘nzurtu;

Che ti possa venire un colpo.

Espressione popolare con la quale si augura un accidente.

 

China ti vo’ bene cchiù da’ mamma , o ti trade o ti ‘nganne;

Chi dice di volerti bene più della mamma, o ti tradisce o t’ inganna.

L’ amore di una mamma non è paragonabile a nessun altro amore. Non fidarsi mai delle apparenze.

 

China tutto vo’, tuttu perde;

Chi tutto vuole, tutto perde.

Chi possiede molto, è destinato , prima o poi, a lasciare tutto. Se sopraggiungono morte o miseria non possederà più nulla.

 

China  ‘un rìsiche, nun rùsiche;

Chi non rischia non rosica.

Il rischio è in ogni azione.

 

China un tene vrigogna, tuttu  u  munnu  è  lu suo;

Chi non si vergogna, è padrone del mondo.

L’arroganza e la presunzione leniscono  il rispetto verso gli altri.

 

Chissu   è n’atru pare ‘e maniche;

Questo è un altro paio di maniche.

Quello di cui si sta parlando è un altro discorso.

 

Chissu  passe lu cummiantu;

Questo passa il convento.

Invitare a mangiare ciò che è servito perché non c’è altro.

 

Cullu tiampu e la pajjia ammaturano i niaspuli;

Con il tempo e la paglia maturano le nespole.

Ogni cosa va fatta a tempo debito

 

Cumminare nu bellu piattinu;

Preparare un bel piattino.

Fare uno sgarbo inatteso. Vendicarsi.

 

Cuntari capocchie;

Raccontare fandonie.

 

A nullu   pùazzu,  a muglierima  pùazzu;

Con nessuno ho autorità, con mia moglie ce l’ho.

Denuncia di sopruso su coloro che sono più deboli, come la donna che, nel mondo contadino di un tempo, subiva da parte del marito ogni sorta di violenza: era infatti considerata una schiava più che una compagna.

 

Curcarsi culli pìadi alla porta;

Coricarsi con i piedi verso la porta.

Significa presagio o augurio di morte, perché è la posizione dei defunti, rivolti con i piedi verso la porta di ingresso, in procinto di uscire per sempre dalla propria casa.

 

Curnutu e mazziatu;

Tradito e bastonato.

Chi ha subito torti si vede ricevere anche le beffe.

 

Curtu e malu cavàtu ;

oppure piccirillu e malu cavàtu;

 

Piccolo  e scavato in malo modo.

Persona piccola ( o insignificante) ma astuta ( o malvagia), capace di stupire ed agire con furbizia.

 

 

Dice Diu: aiutati che iu t’aiutu;

Dio dice: aiuta te stesso ed anche io ti aiuterò.

 

Diciame a china si figliu e ti dicu a china assumigli;

Dimmi a chi sei figlio e ti dirò a chi somigli.

Secondo l’ usanza, il figlio che somiglia più ad uno dei genitori, “ eredita” anche l’aspetto caratteriale di quest’ultimo.

 

Diventare nu talùarnu;

Diventare molesto.

Si indica una persona che, con la propria azione o presenza, provoca una sensazione di disagio nei confronti dei familiari ed amici.

 

Dire panu panu, vinu vinu;

Dire pane al pane, vino al vino.

Dire le cose come stanno, la verità.

 

Dopu du’ duciu vene l’amaru;

Dopo il dolce viene l’amaro.

In tutte le cose buoni ci sono anche quelle cattive. Prima o poi  ci si scontra e si soffre.

 

Durmire cu sette cuscini;

Dormire con sette cuscini.

Essere tranquillo, non avere preoccupazioni o timori  per quanto riguarda una certa cosa.

 

E’ bìallu a  pparrà chiaru; oppure Parràre chiaru è ‘na bella cosa;

E’ bello parlare chiaro.

Parlare chiaro è una bella cosa.

Nella vita è preferibile parlare chiaro, così si evitano fraintendimenti

 

E’ bùanu avì  amici puru ‘ntu  ‘nfiarnu;

E’ bene avere amici anche all’inferno.

E’ bene avere conoscenze in ogni luogo. Occorrendo, si potrà sempre invocare il loro aiuto.

 

E’ bùanu  cumu u panu;

E’ buono come il pane.

Essere semplice, buono, come il pane che è l’ alimento più genuino.

 

‘E dduvu vìani, vìagnu du’ mulinu;

Da dove vieni? Vengo dal mulino.

Secondo la tradizione il detto si riferisce ad un episodio realmente accaduto di un tale che racconta di averle date di santa ragione ad un altro. Il sopruso era solito avvenire in luogo isolato e poco trafficato come, appunto, il mulino.

 

Essere accattaturu e vinnituru;

Essere compratore e venditore.

In senso figurativo, essere un uomo poco affidabile.

 

Essere cumu ‘u canu e lu gattu;

Essere come il cane e il gatto.

Riferito a due persone che non vanno d’accordo, che si avversano o si odiano a vicenda.

 

Essere ‘e manica larga;

Essere di manica larga.

Essere generoso,  che non bade a spese. Ma anche che lascia passare, chi non si cura del giudizio altrui.

 

Essere fijju da’ gallina janca;

Essere figlio della gallina bianca.

Si riferito a chi è figlio di persone importanti. In senso figurativo , chi gode di privilegi assurdi, chi assume un atteggiamento altezzoso, chi pretende un trattamento particolare.

 

Essere l’ultimu buttunu da’ vrachetta;

Essere l’ultimo bottone della brachetta.

Non contare nulla, non ricoprire alcuna importanza.

 

Essere n’acqua ‘e  maju;

Essere pioggia di maggio.

La pioggia di maggio è benefica per le colture.

Si dice quando ci si riferisce ad una cosa che possa fare bene, che risolleva lo spirito.

 

Essere na  crapa;

Essere una capra.

Essere una persona priva di garbo, di sensibilità o di intelligenza.

 

Essere na musca janca;

Essere una mosca bianca.

Essere una persona dalle qualità rare.

 

Essere na pezza ‘e pìadi;

Essere una pezza da piedi.

Persona di cui si nutre poca stima, che è deriso e maltrattato. L’uso metaforico del termine deriva dal nome della fascia che in passato i soldati usavano al posto dei calzini.

Essere n’acìallu ‘e malaguriu;

Essere un uccello di malaugurio.

E’ apostrofato così chi porta sfortuna o predige disgrazia.  Si dice anche “ essere nu cuàrvu nivuru  ” cioè essere un corvo nero.

 

Essere nu’ cuàcciu;

Essere un chicco.

Essere furbo, scaltro.

 

Essere nu lavativu;

Essere un lavativo.

Persona scansafatiche, fannullona, oziosa.

 

Essere nu sciacquino;

Essere  uno sguattero.

 

E tu ca vìani e metare, refriscate a  ‘su manganu;

E tu che ritorni dalla mietitura, ora  ristorati con questo mangano.

Le fatiche del bracciante non finivano con la sola mietitura, a volte si vedevano costretti a subire maltrattamenti da parte del mezzadro.

 

“E va bbene”- ha dittu donna Lena quannu ha vistu ‘a figlia e la gatta prena!

“E va bene!”- disse la signora Lena quando vide la figlia e la gatta incinta.

Espressione di rassegnazione, ma in fondo all’anima resta il rancore ed il desiderio di vendetta.

 

E’ venuta ‘a fina d’u munnu; 

E’ venuta la fine del mondo.

E’ il commento che si suole fare per un avvenimento incredibile, che si manifesta in modo non previsto. Oppure, è usato in senso sarcastico, per  accadimenti che non necessitano tanto clamore.

 

Fà due facce;

Fare due facce.

Recitare contemporaneamente  due parti nella stessa commedia equivale ad agire doppiamente

 

Fa’  bene e scorda, fa’ male e pensa;

Fai bene e dimenticatene, fai del male e pensa.

Ricorda il male che hai fatto perché un giorno ti verrà restituito, fare  del bene, invece, ci aiuta a vivere meglio.

 

Fa’ cumu t’è fattu ca ‘un n’è peccatu;

 

Fai come ti viene fatto che non è peccato.

Secondo la tradizione è lo stesso Cristo ad ammonirci a risponde alle offese con le offese.

 

Fare bene è delittu;

 

Fare del bene è delitto.

A volte fare del bene  può essere un’ imprudenza: si è ripagati in modo ingrato.

 

Fare a unu i chiùadi;

 

Fare a uno i chiodi.

In senso figurativo: arrecare qualcuno molestia, procurare danno, tormentare.

 

Fare nu  zinnu;

 

Strizzare l’occhio.

Intendersi con qualcuno, specialmente nel  gioco delle carte, per  far  sapere al compagno quello che si ha..

 

Fare de petre pane;

 

Trasformare le pietre in pane.

Ottenere l’impossibile con sacrifici.

 

Fare jire ‘u sangu all’ùacchi;

 

Far andare il sangue agl’occhi.

Divenire cieco dalla rabbia.

 

Fare ‘e nu  pilu na corda;

 

Fare di ogni pelo una corda.

Esagerare, parlare di un argomento oltre i limiti del conveniente.

 

Fare na cosa ‘e jùarnu;

 

Fare una cosa in giornata.

Con questa frase si sollecita qualcuno a disbrigare una faccenda.

 

Fare nu passu avanti e ddue arriati;

 

Fare un passo avanti e due indietro.

Regredire in salute o nella vita sociale.

 

Fare nu viaggiu e ddue servizi;

 

Fare un viaggio e due servizi.

Fare due cose, ottenere due vantaggi con una sola azione.

 

Fare ricchia  ‘e mercante;

 

Fare orecchio di mercante.

Fare finta di non sentire, fregarsene.

 

Fare scinne ‘u latte alle jinocchia;

 

Fare scendere il latte alle ginocchia.

Vale come “far cadere le braccia”, è riferito ad una persona che è pedante, noiosa o sconcludente.

 

Fare ‘u fissa ppe un jire alla guerra;

 

Fare il fesso per non andare in guerra.

Fingere di non sapere una cosa.

 

Fare nu passu cchiù luangu d’a gamma;

 

Fare un passo più lungo della gamba.

Osare , essere imprudente in una situazione.

 

Fare ‘u diavulu a quattro;

 

Fare il diavolo a quattro.

Fare un rumore ed una confusione incredibile per raggiungere uno scopo.

 

Fare ‘u pellizzunu;

 

Fare il vagabondo,  il pezzente.

Viene usato in senso dispregiativo per riferirsi ad una persona che ha poca cura di sé, o verso colui che detiene un comportamento  non conforme al costume.

 

Fiji picciuli: guai picciuli;

fiji granni: guai granni;

 

Figli piccoli: guai piccoli; figli grandi : guai grandi.

Più crescono  i figli, più aumentano i pensieri e le preoccupazioni

 

Fiju  ‘e  ‘ntrocchia;

 

Figlio di buona donna.

Riferito benevolmente ad un ragazzo scaltro e pieno di malizia.

 

Finire tuttu a taralluzzi e vinu;

 

Finire tutto a tarallucci e vino.

Si riferisce ad una situazione la cui conclusione è stata più che positiva, si invita a pranzo per festeggiare.

 

Fuje cumu nu furgulu;

 

Scappare come un razzo.

Darsi  subito alla fuga.

 

Jettare ‘a petra e s’ ammucciare ‘a manu;

 

Scagliare  la pietra e nascondersi.

Chi nutre rancori verso qualcuno è pronto a scagliare la pietra, è anche il più lesto a ritirarla perché non venga visto.

 

Jettare sangu;

 

Buttare sangue.

Figurativo: ammazzarsi di lavoro, crepare di furore.

 

Jestimare tutti i santi d’u calendariu;

 

Bestemmiare tutti i santi del calendario.

Bestemmiare orribilmente.

 

Jire alla bona;

 

Andare , o fare le cose, alla buona, senza criterio.

 

Jire alla scarsa;

 

Andare in scarsità.

Non avere molta agiatezza economica, andare verso la miseria.

 

Jire ccu la lingua strascinuni;

 

Andare strisciando la lingua per terra.

Fare penitenza, atto di sottomissione.  Era una delle penitenze che si imponevano ai pellegrini ed ai peccatori pentiti.

Chi aveva maggiori grazie da implorare faceva l’ultimo tratto strisciando la lingua sul pavimento della chiesa.

 

Jire ccu i pìadi ‘e chiummu;

 

Andare con i piedi di piombo.

Essere prudente nelle situazioni, non essere precipitoso.

 

Jire lisciu cumu l’ùajiu;

 

Andare liscio come l’olio.

Si dice per una cosa che procede senza intoppi.

 

Jire truvannu u pilu ‘nta l’ùavu;

 

Cercare il pelo nell’uovo.

Pescare nel torbido, suscitare continue zizzanie.

 

Jocare a scarica varrili;

 

Giocare a scarica barile.

La frase deriva da un gioco popolare consistente nel caricarsi il compagno sulle spalle come un tempo si scaricavano i barili da un carro. In senso figurativo,  si dice di due persone che si scaricano le responsabilità l’uno sull’altro.

 

 

I guai da’ pignata, i sà sulu ‘a cucchiara ch’i  remine;

 

Ciò che bolle in   pendola lo sa solo il  cucchiaio che lo mescola.

Chi conosce a fondo i fatti di una famiglia o di una azienda, è il capofamiglia o il responsabile.

 

Indra ogni casa c’è la cruce sua;

 

Ogni famiglia ha la sua croce.

Ogni famiglia  nasconde qualche pena da sopportare sebbene non sembri così.

 

‘ I viecchi su’ cumu i quatrari;

 

I vecchi sono come i bambini.

Ad una certà età si ritorna bambini.Gli anziani possono compiere stramberie d’ogni sorte, vanno trattati come i bambini, con tolleranza e pazienza, perdonando le loro marachelle.

 

Liccari l’ugna;

 

Leccare le unghie;

Trovare gradevole una pietanza.

 

Li fete la nasca;

 

Gli puzza il naso.

Viene riferita ad una persona vezzosa, che ha una esagerata stima di sé mostrata con atteggiamenti sprezzanti.

 

 

 

L’ùacchiu du patrunu ‘ngrasse lu cavallu;

 

L’occhio del padrone fa ingrassare il cavallo.

In ogni posto di lavoro, la presenza del padrone fa sì che i lavoranti  producano di più.

 

Male un fa’ e paura unn’ avì;

 

Male non fare e paura non avere.

Chi non fa male al suo prossimo non  ha di che temere.

 

Mancanu diciannove sordi ppe ‘na lira;

 

Mancano  diciannove soldi per fare una lira.

La lira , unità monetaria di un tempo, era divisa in cento centesimi ed il soldo in  cinque  centesimi; per racimolare una lire era necessario possedere  venti soldi. Questo modo di dire indica quindi molta povertà.

 

Mancu li cani;

 

Nemmeno ai cani.

Sgomento di fronte un fatto di grave entità, augurio che non succeda neanche ad un cane.

 

Mangiapane a tradimìantu;

 

Mangiapane a tradimento.

Individuo che ottiene benefici per sé a  spese degl’ altri.

 

Mangiare pani e cipulla;

 

Mangiare pane e cipolla.

Si indica così una penosa esperienza di privazione e rinunce.

 

Mazze e panelle fannu i figli belli;

 

Botte e cibo rendono i figli sani , forti, belli ed educati.

 

‘Mbasciaturu nun porte pena;

 

Ambasciatore non porta pena.

L’ambasciatore, pur essendo referente di cattive notizie, va rispettato perché non ha alcuna colpa.

 

Mìajiu n’ùavu ojie, ca ‘a gallina domane;

 

Meglio un uovo oggi che la gallina domani.

Bisogna senz’altro accettare e prendere quanto ci viene offerto oggi. Il miraggio di un dono migliore domani deve farci riflettere  su quanto scioccamente vorremmo lasciare.

 

Mìajiu sulu ca malu accumpagnatu;

 

Meglio soli che mal accompagnati.

E’ preferibile stare da soli  che godere di cattiva compagnia.

 

Minare ‘ntu  dominepatru;

 

Colpire in fronte.

Con  “dominepatre” si indica la regione anatomica compresa tra le sopracciglia e la radice dei capelli, cioè il punto che la mano tocca nel fare il segno della croce.

 

Mi  ‘ncrisce!

 

Mi secca, non ho voglia!

Vuol dire: sono pigro, svogliato.

 

Minte u luttu allu pisciaturu;

 

Mettere il lutto all’ orinale.

Indica  la perdita  dell’amicizia di una persona stimata che spinge a manifestare il dolore ponendo un nastro nero intorno al pitale.

 

Minte u mussu;

 

Mettere il broncio.

 

Minte u pulice ‘ntra ricchia;

 

Mettere la  pulce nell’orecchio.

Mettere  qualcuno in apprensione con una  notizia velata che lo renda inquieto, ansioso o timoroso.

 

Mmuccare na cosa ccu lu cucchiarinu;

 

Imboccare una cosa con il cucchiaino.

In senso figurativo, suggerire qualcosa, raccontare nei particolari  un episodio.

 

Mi pare nu gallu ‘mmianzu ‘e galline;

 

Mi sembra un gallo in mezzo alle galline.

Si dice ad un uomo che si elettrizza in mezzo a tante donne.

 

Mùartu e sùannu;

 

Morto di sonno.

Patologicamente preso dal sonno da sembrare morto. Si dice quando una persona è stanca.

 

‘ Mparare nu tata cumu si fannu i figli;

 

Insegnare al padre come si fanno i figli.

Si dice di chi si ostina in una determinata cosa e vuole imporre il suo punto di vista a gente stracarica di esperienza.

 

Mustrare i dìanti;

 

Mostrare i denti.

Atto che si fa per rabbia , ma significa anche  ridere esageratamente.

 

Muzzicare ‘a lingua;

 

Mordersi la lingua.

Pentirsi di aver detto qualcosa.

 

‘Na  vota passe lu santu;

 

Una volta sola passa il santo.

Cogliere al volo una occasione opportuna.

 

‘Nchiatrare ‘e friddu;

 

Ghiacciarsi per il freddo.

Si pronuncia quando si rimane scioccati dall’eccessivo freddo o ,in senso figurativo, quando si perde la capacità di reazione di fronte ad un fatto inaspettato.

 

‘Ngrignare  i dìanti;

 

Serrare le mascelle.

Minacciare qualcuno mostrando i denti serrati.

 

‘Na nuce intra  nu saccu, nun fa  strùsciu;

 

Una noce in un sacco non fa rumore.

Bisogna essere in parecchi per sollevare una opinione comune o manifestare una verità .

 

‘Na manu  lave l’atra e tutte e  due lavanu ‘a faccia;

 

Una mano lava l’ altra ed entrambe  lavano la faccia.

L’amicizia  deve essere reciproca. Il vero amico non può essere “cu’ na  manu  longa  e n’ atra curta”, cioè non può pretendere e non  dare.

 

Nessunu te dice: lavate a faccia ca pari cchiù bella ‘e mia;

 

Nessuno ti dice: lavati la faccia che sarai più bella di me.

La semplicità  non esiste: nessuno vuole riconoscere la sua pochezza di fronte agl’altri.

In questo caso l’umiltà è considerato “valore” che non ripaga.

 

‘Ntu bisùagnu si vide l’amicu;

 

L’amico è amico se si presta anche nel momento del bisogno

 

No’ gabbu e no’ meraviglia;

 

Nessuna beffa e nessuna meraviglia.

Non bisogna mai beffarsi o meravigliarsi, di qualcosa o di qualcuno, eccessivamente, perché potrebbe accadere a chiunque.

 

‘Ntra l’ùartu ce stà ppe mùartu ;

 

Nell’orto ci devi stare per morto.

La cura dell’ orto richiede molti sacrifici ed impegna la maggior parte della giornata.

 

Ogni gattu, surice piglia; oppure

Ogni puliciu tene la tussa;

 

Qualsiasi gatto cattura topi, oppure ogni pulce ha la tosse.

Ognuno fa e dice la sua, bisogna poi verificare che ne sia all’altezza.

 

Ogni prumissa è dìabitu;

 

Ogni promessa è debito.

Chi ha fatto una promessa ha il dovere morale di mantenerla. Essere in debito con un’ altra persona .

 

Ognunu tire l’acqua allu mulinu suo;

 

Ognuno incanala l’acqua verso il proprio mulino;

Ognuno fa gl’ interessi propri..

 

Oje a mia domane a tia;

 

Oggi a me, domani a te.

Monito per coloro che dovranno passare le stesse difficoltà nelle quali qualcuno si trova.

 

O ti mangi  ‘sa minestra o ti  jìatti da’  finestra;

 

O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra.

A cose fatte si devono accettare le conseguenze, o si compie un gesto disperato.

 

Paghe ( o pate)  llu giustu ppe llu peccaturu;

 

Paga  ( o patisce) l’onesto al posto del peccatore.

Giurisprudenza  popolare che sottolinea come, spesso, la persona onesta debba espiare colpe che non ha commesso, poiché non regna una vera giustizia.

 

Panza china fa cantare;

 

Pancia piena invita al canto.

Il villano, che non ha avuto alti ideali, crede di raggiungere l’acme della felicità solo dopo essersi rimpinzato ben bene.

 

Parrannu du diavulu spuntan ‘e corne;

 

Parlando del diavolo spuntano le corna.

Mentre si parla di una persona la si vede arrivare.

 

Patti chiari, amicizia longa;

 

Patti chiari e amicizia lunga.

Da  contratti o accordi chiari  scaturisce un’ amicizia duratura.

 

Pratica ccu cchilli mejji ‘e tia e facci  ‘e spise;

 

Pratica con chi ne sa più di te e vedrai la ricompensa.

Espressione ironica per definire che  la compagnia  di sapienti ci costerà  parecchio.

 

Passata ‘a festa, gabbatu ‘u santu;

 

A festa passata si beffa il santo.

Trascorsa la festa  si dimentica tutto.

 

Prima ‘e Natali né friddu né fama,

dopu Natali  friddu e fama;

 

Prima di Natale né freddo né fame, dopo Natale freddo e fame.

Secondo l’usanza,  prima di Natale, quando il tempo non era abbastanza rigido, occorreva munirsi di cibo a volontà perché dopo il Natale il tempo sarebbe stato così rigido da  non avere raccolto.

 

Penza alla salute;

 

Pensa alla salute.

Non preoccuparti delle cose perché la salute è la cosa più importante.

 

Ppe vintinove e trenta;

 

Per ventinove e trenta.

E’ mancato poco al verificarsi di un evento.

 

Pijare ‘a fama a palate;

 

Prendere la fame con la pala.

Essere disperatamente povero.

 

Pijare ‘a serra ‘e giru;

 

Prendere la sega circolare.

Evitare un problema, non far niente per la risoluzione di qualcosa. Trovare mille scuse.

Fig.: vagabondo, svogliato.

 

Pijare l’assu ppe figura;

 

Prendere l’asso per figura.

Sbagliarsi, prendere una cosa per un’altra.

 

Pijare ‘u jiritu ccu tutta ‘a manu;

 

Afferrare o prendere il dito con tutta la mano.

Prendersi troppa confidenza.

 

Pinnuli ‘e cucina e sciruppu ‘e cantina;

 

Pillole di cucina e sciroppo di cantina .

In riferimento ad una alimentazione povera  e comune nel mondo contadino: fagioli e vino, considerati rimedi efficaci contro i raffreddamenti.

 

Petrusinu  ogni minestra;

 

Prezzemolo  ogni minestra.

L’impiccione si trova dappertutto e s’ intromette in ogni occasione.

 

Po’ jettare ‘u sangu;

 

Per me, puoi gettare sangue.

Questa frase viene detta da colui che, vedendo una persona bisognosa di aiuto,  ma che gli è nemica, resta indifferente.

 

Puru a reggìna tene bisùagnu da’  vicina;

 

Anche la regina ha bisogno della vicina.

Tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro e perfino la regina, così potente, ha bisogno della vicina.

 

Quannu  ‘a gatta un c’è , i surici  ballanu;

 

In assenza della gatta, il topo può far festa.

Quando manca il padrone, i servi si danno alla pazza gioia.

 

Quannu ‘u diavulu t’ accarizze, vò l’anima;

 

Quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima.

Se qualcuno ti blandisce è segno manifesto che prima o poi ti  richiederà qualcosa in cambio.

 

Quattru case e nu furnu ;

 

Quattro case ed un forno.

Espressione per indicare un piccolo villaggio dove manca tutto.

 

Raccummanare ‘i pìacure allu lupu;

 

Raccomandare le pecore al  lupo.

Affidare la cura di una cosa o di una persona a persona inaffidabile.

 

Restare ccu ‘u culu ruttu e senza i cerasi;

 

Restare con il sedere rotto e senza ciliegie.

La frase trova spiegazione nel seguente racconto popolare: un ladroncello voleva rubare ciliegie nell’orto del sovrano. Colto sul fatto, venne arrestato e portato davanti al  suo signore, al quale implorò di non infliggergli la pena capitale. Il sovrano fu clemente; ordinò ai coloni di infilargli nel retto le ciliegie rubate. Da qui il commento dei coloni: “è restatu ccu ‘u culu ruttu e senza  i cerasi”.

La morale: subire un danno senza ricevere alcuna ricompensa. Esso vale come: “ Curnutu e mazziatu”.

 

Riduce frinzuli frinzuli;

 

Ridurre a brandelli.

Ridursi in estrema miseria.

 

Rispetta u canu p’ amuru du’ patrunu;

 

Si rispetta il cane per il padrone.

Si deve rispettare spesso anche chi si è mostrato scortese con noi, in special modo se ha parenti od amici, dei quali si potrebbe un giorno avere bisogno.

 

Rumpe ‘a nucia d’ u cùallu;

 

Rompere l’articolazione del collo.

Fare una caduta mortale.

Fig:  mandare a monte rapporti sociali o  economici.

 

 

Santu  ‘e via, diavulu ‘e casa;

 

Civile in compagnia, diavolo in casa.

Si dice per chi assume un  atteggiamento  totalmente differente dentro e fuori casa.  In compagnia sfoggia  buone maniere, in casa  dimostra  possedere i peggiori difetti.

 

Sapire  ‘na cosa ppe filu e ppe signu;

 

Sapere una cosa per filo e per segno.

Conoscere qualcosa in modo particolareggiato.

 

Sarvu l’anima;

 

Salvata l’anima.

E’ l’esclamazione proferita da colui che  non  augura  per sé e per gli  altri un fatto grave.

 

Scappare cumu nu furgulu;

 

Fuggire come un razzo.

Andare via rapidamente.

 

Scavare ‘a fossa ccu li manu sue;

 

Scavare la fossa con le proprie mani.

Fig.:  essere noi stessi la causa delle nostre disgrazie.

 

Sciacqua Rosa e viv’ Agnese;

 

Rosa agita e Agnese beve.

E’ il motto dello scialacquatore.

 

Sciala, populu!;

 

Godi, popolo!

Abbondare nelle spese. Godere a pieno di qualcosa.

 

Se vo sapì a verità, addimmanna alli quatrari;

 

Se vuoi conoscere la verità, interroga i bambini.

L’ innocenza dei bambini è una fonte di verità, perché non  agiscono di furbizia.

 

Senza sordi  nun si cantanu misse;

 

Senza l’offerta non si possono celebrare le messe.

Il denaro può tutto  e senza di esso nulla è fattibile.

 

Si dice lu peccatu ma non lu peccaturu;

 

Si dice il peccato ma non il peccatore.

Confidare un fatto   importante senza dire i nomi dei protagonisti.

 

Si spagne che ‘u culu si mange la camisa;

 

Temere che il sedere mangi la camicia.

Fig.: Essere scettici e sospettosi  nei confronti degli altri e delle loro azioni.

 

Sputa ca  ‘nnummini;

 

Sputa perché indovini.

Ironicamente riferito ad un fatto facilmente prevedibile.

 

Sta  friscu!;

 

Stare fresco.

Si esclama a qualcuno per  dirgli che lo attende qualcosa di spiacevole.

 

Stare a lu friscu!;

 

Stare al fresco.

Finire in prigione

 

Stare a vide;

 

Stare a vedere.

Essere spettatore attento, ma anche attendere il risultato di qualcosa.

 

Stare ccu n’ ùacchiu c’un vide all’atru;

 

Stare con un occhio che non vede l’altro.

Essere temporaneamente incapace.

 

Stare ccu nu pede ‘nta fossa;

 

Stare con un piede nella fossa.

Essere in bilico tra la vita e la morte, stare fisicamente male tanto da  sembrare che si abbia già un piede nella bara.

 

Stare supra i spine;

 

Stare sulle spine.

Essere pensieroso, preoccupato per qualcosa.

 

Stare supra penzìari;

 

Stare molto a pensare.

Indica una persona gravemente preoccupata.

 

Stringere ‘a curria;

 

Stringere la cinghia.

Fare economia. Il ventre che diminuisce per le privazioni costringe a ridurre il giro della cinghia.

 

Stringere  inti spalli;

 

Stringersi nelle spalle.

Fingere di non capire o non sapere  qualcosa.

 

Stringere ‘u cularinu;

 

Stringere lo sfintere.

Invito a mangiarepoco. Fig.: invito a non essere avido di qualcosa.

 

Sucare ‘u sangu;

 

Succhiare il sangue.

Locuzione  che indica l’atto dello strozzinaggio:  spremere danaro approfittanto della difficile situazione altrui. Essere sanguisuga.

 

Sudare sette camise;

 

Sudare sette camicie.

Fare una grande fatica per ottenere un risultato.

Sette è  numero magico e proverbiale che indica una lunga ripetizione.

 

Sulu ca spacche li petre;

 

Sole che spacca che le pietre.

Fare un caldo insopportabile.

 

Tagliare ‘a corda;

 

Tagliare la corda.

Scappare, darsela a gambe. Gergo marinaresco :  per tagliare la fune si intende salpare.

 

Tamarru ccu la corchia;

 

Cafone  con la  scorza.

Si usa indicare chi ha  maniere assai rozze. Con scorza si usa indicare figurativamente la pelle dell’uomo.

 

Tenire  ‘a cannila;

 

Tenere la candela.

Il modo di dire si riferisce a chi fa  terzo incomodo. Probabilmente deriva dall’uso dei signori di farsi tenere il lume dal  servo più fido. Un lume e un aiuto erano essenziali per scavalcare muri, traversar viottoli, scoprir agguati, ecc. Il servo doveva tenere il lume, vedere, ed esser muto e anche sordo.

 

Tenire a mente;

 

(Ricordare) tenere a mente.

 

Tenire cumu  ‘u saracu mìanzu ‘u casu;

 

Stare come il verme nel formaggio.

Una persona cagionevole di salute viene trattata con riguardo e premura.

 

Te pare bona  sa’ trippa lavata?;

 

Ti sembra ben lavata questa trippa ?

L’etimo ha origine da una domanda fatta da un tale, che stava lavando la trippa in acqua salata, ad alcuni pescatori impegnati a buttare le reti. Si tramanda  di una donna che sulla spiaggia si dimenava e li chiamava con insistenza. I pescatori, lasciate le reti, si recarono  da lei per domandarle che cosa volesse,  ma ricevettero  solo la banale domanda: Ti pare bona sa’ trippa lavata?

Vale come: tanto fragore per nulla.

 

Tira a campà;

 

Tirare a campare.

Rassegnarsi, tirare avanti alla meglio.

 

Tirare ‘a ricchia a marcu;

 

Tirare le orecchie a Marco.

Fig.:  dedicarsi al gioco delle carte.

 

Tuttu fumu e nente arrostu;

 

Tutto fumo e niente arrosto.

Quello che sembra è tutta apparenza, non c’è nulla da temere.

 

Tuttu u munnu è paise;

 

Tutto il mondo è paese.

Anche se vario e grande, il mondo in fondo è sempre il medesimo dappertutto.

 

 

ùacchiu  che  ‘un  bide core ch’ un dole;

 

 Se l’occhio non vede, il cuore  non duole.

Il  cuore  si commuove solo di fronte alle miserie che può constatare.

 

ùamu avvisatu, mìanzu sarvatu;

 

Uomo avvisato, mezzo salvato.

L’uomo che viene avvisato, è salvato già per metà poiché non può essere colto alla sprovvista.

 

‘U bùanu tìampu si vide du’ matinu;

 

Il buon tempo si vede dal mattino.

 

‘U canu muzziche allu strazzatu;

 

Il cane addenta lo straccione, perché avverte che vi si può afferrare più facilmente.

Le sfortune capitano più spesso a chi è già sfortunato.

 

U ciucciu ppè un scutulare ‘a cuda, ‘e musche sannu mangiatu ‘u culu;

 

L’asino per non scuotere la coda  ha permesso che le mosche lo mordessero.

Chi non esercita una qualsiasi attività produttiva, perverrà presto a completa degradazione.

 

‘Un avire né arte né parte;

 

Non avere né arte né parte.

Non conoscere un mestiere. Il detto fa riferimento alle arti e alle corporazioni medioevali delle quali uno faceva parte secondo l’attività che svolgeva. Le corporazioni entravano poi nelle divisioni politiche (parti).

 

‘Un avire né capu né cuda;

 

Non avere nè capo ne coda.

Non  avere né principio né fine. Viene detto in riferimento ad una cosa, ad un fatto o un ragionamento che non  ha senso logico.

 

‘Un avire ricìattu;

 

Non avere ricetto.

Cioè: non possedere ricovero, identificato come un rifugio più o meno ospitale. Fig.: non avere tranquillità o serenità.

 

‘Unn’ è pane ppe li dìanti tua;

 

Non è pane per i tuoi denti.

Non è cosa che puoi sperare di ottenere, riferito anche per la scelta delle persone.

 

‘Un fa llippu a nulla parte;

 

Non fare muschio in nessun luogo.

Carattere instabile,  persona disadattata, chi non riesce ad instaurare nessun tipo di rapporto, chi non riesce a conservare un posto di lavoro.

 

‘Un fa né cavudu né friddu;

 

Non fare né caldo né freddo.

Riferita per cose o persone  che suscitano indifferenza.

 

‘Un mangiare ppe ‘un cacare;

 

Non mangiare per non defecare.

La frate si riferisce a chi è misuratore eccessivamente parsimonioso, severo e costante, meschino, taccagno.

 

‘Un me pùazzu capacitari;

 

Non posso capacitarmi.

Non rendersi conto, capace di qualcosa.

 

‘Un sapì chi pisci pijà;

 

Non sapere che pesci prendere.

Essere indeciso sul da farsi.

 

‘Un n’è tutt’oru chillu ca lucciche;

 

Non è tutto oro ciò che luccica.

Spesso, ciò che sembra splendente in apparenza, non lo è.

 

‘Un se fa nente ppe nente;

 

Non si fa niente per niente.

In ogni dono è insito sempre un secondo fine.

 

‘Un si fari passare a musca ‘e  suttu ‘u nasu;

 

Non fare passare la mosca da sotto il naso.

Di persona troppo meticolosa, poco indulgente.

 

‘Un zìammai;

 

Che non sia mai!

Cioè: Iddio non voglia!

 

‘Un tuccà  ‘i cani  ca dormanu;

 

Non disturbare i cani che stanno dormendo, perché  ti si avventeranno contro.

Se non vuoi  ricevere dei danni , spesso devi  lasciare le cose così come stanno.

 

 ‘U primu ca si aze, cummanne;

 

Il primo che si alza, comanda.

In tempi di anarchìa comandava colui che si alzava per primo.

 

‘U saziu nun cride allu dìunu;

 

Colui che è sazio stenta a credere l’affamato.

 

Vale cchiù n’amicu da’  chiazza , ca  cìantu ducati ‘nta  sacchetta;

 

Vale più un amico della piazza, che cento ducati nella tasca.

L’amicizia ha un  valore inestimabile; conta più  del danaro.

 

Vatte i pìadi;

 

Battere i piedi.

Pestare i piedi come un bambino capriccioso.

 

Vene lu tìampu di mali vistuti;

 

Arriverà il tempo di non potersi vestire.

 Un tempo il freddo intimoriva chi non poteva coprirsi convenientemente.

 

Vide ‘a morte ccu l’ùacchi;

 

Vedere la morte con gli occhi.

Incorrere in un grave pericolo.

 

 

Volire girare ‘a frittata;

 

Volere girare la frittata.

Cercare di scusarsi prospettando le cose sotto una luce diversa per non assumersi una colpa.

 

Vò la vutte china e la mugliera ‘mbriaca;

 

Vuole la botte piena e la moglie ubriaca.

L’uomo incontentabile vuole la  moglie ubriaca e la botte piena. Vuole , in una parola, l’impossibile.

 

Vrusciare u pajunu;

 

Bruciare il pagliericcio.

Bruciare la paglia era considerato un tempo una grave perdita. La paglia rappresentava per la povera gente una enorme ricchezza che veniva impiegata nei più svariati usi. Il detto significa, quindi, dare una grossa fregatura.

 

Vulì erba ppe’ cìantu cavalli;

 

Voler erba per cento cavalli.

Pretesa di un risarcimento esagerato.

 

Zumpa ‘u fùassu; 

Saltare il fossato.

Fig.: prendere una decisione definitiva.

 
 


a cura di: Catia Suriano  

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