|
Il Carnevale belmontese era una festa durante la
quale si manifestavano diversi eccessi soprattutto
nel bere e nel mangiare. Un proverbio popolare dice
infatti:
“ duminica, luni e
marti
s’ abbannunanu tutti l’
arti”
i tri juarni e
carnulivari
si pensa a cancariari”.
Dopo questi tre giorni
dedicati al mangiare, al bere e al divertirsi,
Carnevale simbolicamente raffigurato veniva lasciato
morire di indigestione. A questo punto si innesta
alla tradizione un motivo educativo di ordine
religioso e civile e la gente dopo la baldoria
rivolgendosi al povero Carnevale deriso e
abbandonato da tutti:
“escia tu, puarcu
cacatu
ca trasu iu la
nettitata”.
Alla morte di
Carnulevaru seguiva un funerale durante il quale il
fantoccio veniva bruciato in un falò, questo rituale
e probabilmente da intendere come pentimento e
rinnegazione del peccato.
La “nettitata“
rappresentava il ritorno all’ ordine,alla pulizia
morale e alla alimentazione regolata e tutte queste
qualità venivano riscontrate nella figura di “Corajsima”,
una vecchietta saggia e dedita al lavoro portatrice
di buoni consigli. Un fantoccio raffigurante questa
vecchietta veniva esposto nel periodo di carnevale
in un vicolo del borgo dove rimaneva per sette
settimane, alla fine di ogni settimana veniva tolta
dal capo del fantoccio una delle sette piume di
gallina corrispondenti ai sette peccati capitali che
venivano quindi simbolicamente cancellati dalla vita
dell’ uomo. Questo periodo iniziava con le Ceneri e
serviva come forma di pentimento e di penitenza
quaresimale e per la preparazione alla santa Pasqua. |